Letture in libertà …. Mariarosaria parla di “NON AVEVO CAPITO NIENTE” Diego De Silva

Letture in libertà
Durante una pausa di lettura dai testi assegnati ai miei figli, sono passata dal mio amico libraio e gli ho chiesto di consigliarmi un romanzo che potesse stimolarmi e rilassarmi al tempo stesso.
È più forte di me, se non ho almeno un paio di libri in lettura sul comodino non mi addormento. Le storie degli altri, le loro vite, gli amori, i tormenti, i dolori, le passioni più forti mi tengono compagnia, anche nei sogni, e quindi devo sempre avere il comodino stanco sotto il peso dei miei amici immaginari.
Questa è stata la volta di Diego De Silva e di “Non avevo capito niente” vincitore del premio Napoli e finalista al Premio Strega.
Che dire… la lettura ha soddisfatto le richieste fatte al mio amico libraio, gli avevo chiesto un testo rilassante e così è stato, ma c’è stato qualcosa che non ha funzionato, non è scoccata la scintilla.
Un libro scritto bene, una storia gradevole e ne consiglio vivamente la lettura. In passato mi è capitato di leggere cose veramente indegne, invece, De Silva è veramente bravo, non che ci sia bisogno che lo dica io, ma è bene chiarirlo da subito.
Il fatto è che, personalmente, non ho trovato la sua una scrittura universale. Ho sentito molto, in particolar modo nei primi capitoli, che si trattava della scrittura di un uomo, che, a tratti, ho rinvenuto leggermente irrispettosa nei confronti del gentil sesso.
Inoltre, manco a farlo apposta, nel suo stile ho rivisto molto le digressioni ‘alla giovane Holden’. Avendo ultimato da poco la rilettura di Sallinger, ho potuto fare il confronto, ma mentre le paranoie dell’Holden erano interessanti e accattivanti, alcuni ‘pensieri’ del nostro Vincenzo Malinconico (protagonista del romanzo di De Silva) li ho trovati un po’ scontati. Alcuni capitoli, infine, interamente improntati a riflessioni filosofiche mi sono sembrati, a mio modestissimo avviso, un po’ pedanti.
In alcuni, momenti, infine, ho avuto la sensazione di ritrovarmi anche negli scritti del primo Carofiglio (che adoro), quando raccontava delle avventure dell’Avvocato Guerrieri. E così ho fatto un po’ di ricerche e ho trovato che anche del Guerrieri di Carofiglio si dice che… è un ‘eroe riluttante e malinconico, un l’avvocato che si muove in una Bari mutevole, assolata e notturna, indifferente e criminale, raffinata e underground. Per amore di giustizia si caccia in cause disperate, senza perdere mai il suo sguardo ironico sulle cose e soprattutto su se stesso’…
Ecco potrei dire le stesse cose, cambiando città di appartenenza (Napoli) di Vincenzo Malinconico; forse questa discontinuità di stile e anche la modalità descrittiva molto legata al “parlato” ed eccede a volte anche nel volgare, mi hanno lasciata un po’ perplessa.
Comunque, brevemente la trama:
È la storia di Vincenzo Malinconico, avvocato napoletano precario, un po’ sfortunato, un po’ filosofo, da poco mollato dalla moglie. Non naviga in buone acque, lavora poco e male, arreda casa e studio (in condominio) con mobili Ikea, è ancora innamorato della ex con cui si incontra clandestinamente.
Ma la sua vita piatta ha una serie di sussulti, proprio quando il nostro protagonista si stanca di subire le angherie della vita. A Vincenzo Malinconico, infatti, capitano improvvisamente due miracoli. Il primo è una nomina d’ufficio, grazie alla quale diventa difensore di un becchino di camorra, Mimmo ‘o Burzone, e si trova coinvolto in un’avventura processuale rocambolesca. Il secondo miracolo si chiama Alessandra Persiano: la donna più bella del tribunale.
Vincenzo è, tutto sommato, un personaggio positivo, che in maniera molto umana, con alti e bassi, con riflessioni a volte stupide e superficiali, a volte profonde (e spesso contemporaneamente l’uno e l’altro), affronta la solitudine, le contraddizioni e le assurdità della sua condizione, della sua professione e della sua città. Non riesce ad abbandonarsi alla vita che scorre.
Concludendo, a mio avviso, l’inizio non sembra convincere, poi, il De Silva ingrana una buona marcia e sul finale ti strappa delle sincere e sane risate, che mi sono goduta alla luce del mio comodino.
Vi lascio in compagnia di alcuni passaggi tratti dal libro:
… Dicono che la felicità si trova nelle piccole cose. Sapeste l’infelicità.
…Mi sa che è questo il mio limite: mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l’impressione che niente finisca mai veramente. Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati…
…Spesso la gente non ha le emozioni chiare, altro che le idee…
…Certe volte penso che quando alzi la testa, e cominci a muovere e a chiedere, invece di subire tutto praticando il minimo sindacale di resistenza, la realtà ti nota. Acquista un po’ di stima nei tuoi confronti e ti rende la vita più facile…
…— Ma voi donne, possibile che siete sempre attratte dalle menomazioni ? Insomma, uno si fa un mazzo tanto così per sembrare promettente, affidabile, convinto delle cose che dice; studia, lavora, fa carriera, va in palestra, si veste alla moda, si rovina la vita insomma, e poi che cosa gli confidate quando decidete di dargliela? «Non mi piacciono gli uomini belli»; «La tua pancia mi dà sicurezza»; «Le tue gaffes sono adorabili»… E che palle. Almeno ditelo prima…
Mi farebbe piacere confrontarmi su questo autore, se qualcuno lo ha letto o lo leggerà, saranno veramente graditi i commenti.
Buona lettura!

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