La commovente storia di Laura e le sue gemelle.

Una mamma che ha combattuto tra la vita e la morte dopo aver dato alla luce le sue bellissime gemelline.

Il giorno del parto ero molto tesa. Ma allo stesso momento emozionantissima, finalmente potevo stringere a me le mie due principesse e vedere il loro faccino, assaporare il loro odore…ma non è andata proprio così. Perché ho iniziato a capire che ho lottato tra la vita e la morte, la cosa che mi faceva più paura era il pensiero di lasciare le bambine, di non poterle veder crescere, di non potermi vivere i loro primi passi, le prime parole, le loro scoperte, gli abbracci, i baci, avevo paura di non poter vivere di loro.

Facciamo un passo indietro…

Il ginecologo è sempre stata una persona squisita e disponibile e mi ha trasmesso sempre tranquillità, anche quando il l’ho chiamato per fargli presente che gli acidi biliari erano saliti e mi ha rassicurato dicendomi che dovevo andare in ospedale immediatamente e che di sicuro mi avrebbero ricoverata. Infatti così fu. Ero molto tesa e ovviamente preoccupata, ma allo stesso momento emozionata, non vedevo l’ora di stringerle a ME.

Dopo un parto cesareo, sono nate le bambine e le ho viste solo un attimo, perchè è venuta un’ infermiera a controllarmi per chiedermi se tutto era ok. Io le dissi che stavo benissimo ma lei poi ha alzato le lenzuola e ricordo che erano piene di sangue. Mi disse di non preoccuparmi( in effetti io ero tranquilla). La vidi tornare da me. Ma no era sola, nel giro di pochi secondi mi ritrovai circondata da medici, infermiere, ostetriche e da un’anestesista che mi parlava in continuazione. Ricordo che avevo un’ostetrica praticamente addosso con le braccia messe sotto al seno e spingeva verso giù con le braccia e sentivo tutto il sangue che usciva a fiumi, poi i dottori che parlavano tra loro voci confuse, una di loro aveva chiesto se fosse il caso di chiedere una trasfusione ma un altro gli disse che per il momento non era necessario e poi all’improvviso il buio…mi ritrovai in un letto con l’ossigeno al massimo e gli infermieri venivano in continuazione a farmi prelievi e controlli al cuore, non riuscivo a capire cosa mi fosse successo e nessuno in quel momento mi diceva nulla, chiedevo solo di poter vedere le mie bambine..

Passai la notte in una stanza di urgenza con il medico che passava a controllarmi in ogni istante e vicino a me avevo mia sorella che non mi ha lasciata sola un solo attimo.

La mattina, si avvicinò al mio letto una dottoressa e con voce calma e rassicurante mi disse che mi dovevano trasferire al reparto cardiologia dei “Gemelli”. Ecco, in quel preciso istante mi cadde il mondo addosso al pensiero che le mie bambine erano in un ospedale e io in un altro. Solo dopo qualche giorno ricoverata all’Ospedale “Gemelli”, ho capito che mi avevano trasferito lì perché dopo il parto oltre alla forte emorragia ho avuto una embolia polmonare con dispenso cardiaco. Devo dire che sono stata fortunata e che le mie bambine mi hanno dato la forza di combattere e aggrapparmi anche a un granello di sabbia per vivere. Infatti dico sempre che la mia forza sono state loro per superare tutto. Stare lontano dalle mie bambine è stato straziante. Sono stati i 10 giorni più brutti e più lunghi della mia vita, mi sentivo come se mancasse una parte di me, mi sentivo vuota, avevo il pensiero sempre rivolto a loro, cosa staranno facendo? Avranno mangiato? Staranno piangendo? Si sentiranno qualcosa? Sentiranno che io non sono lì con loro? Lo prenderanno come un abbandono da parte mie? Avranno bisogno di sentire la mia voce? Il mio calore? I miei baci? Le carezze? Ne soffriranno per questo? Sono state tantissime le domande che mi passavano per la testa e che mi hanno lacerato l’anima. Infatti il giorno che mi hanno dimesso all’ospedale sono andata a prendere le bambine con 20kg in meno e a mala pena mi riuscivo a reggere in piedi. Quando mi avvicinai a loro, le gambe mi tremavano e il cuore lo avevo in gola. Erano tutte e due nello stesso lettino vidi solo due piccole e splendide testoline, mi avvicinai , diedi loro un bacio delicatissimo perchè  avevo paura di fargli del male e sotto voce dissi “mamma è tornata a prendervi, non vi ho mai abbandonate e mai lo farò, mamma è stata poco bene ed è stata costretta a stare lontano da voi ma adesso niente potrà più separaci”.

il rientro a casa per me è stato veramente emozionante, finalmente a casa con le miei principesse. Ero la donna più contenta al mondo ma allo stesso momento la più spaventata. Perchè mi sono ritrovata con due esserini indifesi che avevano solo bisogno di me e non sapevo da dove iniziare- Ma poi sai l’istinto di mamma prende il sopravvento e tutto viene da se. Non mi vergogno a dirlo ma ho avuto un momento di depressione, forse dal fatto che si sono accumulate troppe cose insieme e io dovevo gestire tutto e ad un certo punto ho ceduto. Ma poi guardavo le mie bimbe e mi ritenevo e ritengo fortunata perché le posso vivere ogni giorno.
Adesso ringraziando Dio sto bene, ovviamente sono sempre a rischio trombosi, ma faccio controlli periodici con il cardiologo e mi tengo in movimento con attività che fanno bene al cuore.

Ora a distanza di due anni sto veramente bene, amo le mie figlie più di qualsiasi altra cosa al mondo vivo di loro e per loro, hanno dato un senso alla mia vita, non avrei mai immaginato che esistesse un amore così grande, così puro come quello che prova una madre verso i figli loro sono il mio ossigeno il mio cuore, il mio tutto. La forza che mi hanno dato due anni fa, su quel letto dell’ospedale a combattere per la vita e la forza che mi danno tutti i giorni anche a superare una semplice giornata no, basta un loro sorriso per farti venire il buon umore e pensare solo a cose positive e prendere la vita così com’è.

Non posso dare consigli perchè non sono brava in questo, ma posso solo dire che nella vita non bisogna arrendersi mai, bisogna combattere con tutte le forze e viverla a pieno. Posso dire solo di godercela questa vita, di pensare di più a passare del tempo con i propri figli. Portarli a giocare, fargli scoprire le cose, lasciarli liberi di scoprire. Non lasciateli soli a giocare con telefoni, play, iPad ecc ma fateli giocare con voi. Ritornate ad essere piccoli. A loro resterà il ricordo delle risate, delle coccole e scoperte fatte insieme. Questi sono i più bei ricordi che possiamo lasciare ai nostri figli non di certo tutte le bambole o le macchinine o i telefoni di ultima generazione perché si vive una sola volta è questo io lo so benissimo…

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