Intervista all’autore: Mariarosaria Conte

Materno, toccante, empatico. Non ci sono altri aggettivi per descrivere “Io, te e la dislessia”, il romanzo edito da “13LabEdizioni” che vede come protagoniste Veronica, una bambina dislessica e sua madre, che cerca di proteggere la propria figlia, da un mondo scolastico impreparato a tutelare e migliorare la “diversità”. Il racconto è ispirato ad una storia vera, alla storia di Mariarosaria Conte, autrice del romanzo, e a quella di tanti altri genitori, la cui testimonianza emerge con tutta la sua sofferenza tra le pagine del libro. Addentrandomi nella lettura, ho rubato frasi e citazioni dal romanzo per riproporle poi in questa intervista e lasciando che l’autrice si presentasse attraverso i suoi pensieri e le sue parole.

“La mia anima stava conoscendo una sofferenza nuova e insostenibile: l’angoscia che ci scopre impotenti di fronte al dolore di un figlio”.

Nessun genitore vorrebbe vedere il proprio foglio soffrire, ma a volte, anche se può sembrare impopolare, ciò è necessario. La mia Vera, infatti, è una donnina forte, la sua sofferenza non è stata voluta, mi sarei fatta uccidere piuttosto che farle passare quello che ha subito,ma ora, la mia ragazza da sola, sa distinguere il bene dal male, sa rialzarsi dopo una caduta e andare avanti, fiera, per la sua strada.

Supplicai le insegnanti di non far sentire Veronica handicappata: dovevano semplicemente utilizzare le misure educative previste dalle legge in vigore”

Il rapporto scuola- famiglia, che nella fattispecie raccontata è venuto a mancare, è quanto di più importante esista per una crescita psicofisica sana dei cuccioli d’uomo. Le persone sono tutte diverse le une dalle altre, così lo sono anche i docenti. Conosco insegnanti dolcissimi che trattano i propri alunni come figli, e mamme tremende che non si assumono in pieno il loro ruolo genitoriale. I bambini molto spesso trascorrono più tempo a scuola che a casa, pertanto il dialogo tra gli adulti è la chiave di svolta. La povera Daniela e la dolce Veronica hanno tanto peregrinato perché hanno trovato sul loro percorso solo muri di gomma. Mi sono fatta carico di raccogliere le lacrime di tante mamme e tanti papà abbandonati a loro stessi dalla Scuola e dalle Istituzioni Sanitarie.

Sua madre gli diceva di continuo: «Studia, che non abbiamo tempo e soldi da perdere. Se non ne hai voglia, va’ all’officina di tuo zio e impara un mestiere!».

Prima si badava meno all’aspetto psicologico del bambino, che, tornando a casa, aveva il ‘resto’ dai genitori. Sicuramente ciò era ingiusto, ma anche rendere la vita sempre troppo semplice non è educativo.

Tira su dei ragazzi abituati a vincere, fragili e pronti a spezzarsi di fronte alle avversità della vita.

Oggi, infatti, si fa un gran parlare del termine resilienza (la capacità di riuscire a far fronte in maniera positiva ad eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà) relativamente ai bambini e questo perché c’è l’abitudine diffusa, tra noi genitori, di spianare sempre la strada ai nostri figli.

Ho sentito dire che stanno sperimentando farmaci per i bambini autistici, chissà se è vero! Magari inventeranno qualcosa anche per i dislessici. A me sembra una sciocchezza, ma a volte noi genitori abbiamo necessità do credere alle frottole per essere più’ sereni”

Spesso la diversità fa paura, soprattutto ai genitori stessi, che hanno la tendenza a non accettare che il proprio figlio non è uguale agli altri. Ma poi …chi stabilisce chi è migliore e di chi?

La diversità è ricchezza! Attraverso uno sguardo aperto gli uni rispetto agli altri si può solo andare avanti verso un mondo più sereno. La verità è che siamo diventati altamente competitivi. Le mamme fuori scuola aprono gli zaini e confrontano i quaderni dei propri figli. Sui Social Network girano foto di compiti in bella grafia, è tutta una grande mostra. È la fiera della vanità a danno della sostanza.

Insegniamo ai nostri figli ad essere sé stessi, ogni bambino è speciale a modo suo, assecondiamo attinenze e predisposizioni. Non ci uniformiamo agli stereotipi. Ne verrà fuori sempre il meglio per tutti!

Mariarosaria Conte, autrice del romanzo

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